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Autore: grazioso maria rosaria 25 febbraio 2026
Molti genitori si accorgono di cambiamenti nei propri figli adolescenti senza capire se si tratti di una fase passeggera o di un segnale di disagio. L’adolescenza è un periodo intenso, segnato da trasformazioni emotive, pressioni scolastiche e confronto sociale. Non sempre i ragazzi riescono a esprimere ciò che provano, e il malessere può restare nascosto. I segnali da non sottovalutare Alcuni comportamenti meritano attenzione, soprattutto se persistono nel tempo: ritiro sociale irritabilità o chiusura nel dialogo calo del rendimento scolastico alterazioni del sonno o dell’alimentazione difficoltà nella gestione delle emozioni Dietro questi segnali può esserci una fatica emotiva che il ragazzo non riesce a comunicare. Quando chiedere un supporto psicologico a Bari Rivolgersi a uno psicologo non significa etichettare vostro figlio, ma offrirgli uno spazio sicuro in cui comprendere ciò che sta vivendo. Presso il mio studio psicologico con sede a Bari, accompagno adolescenti e genitori in un percorso di ascolto e sostegno, con l’obiettivo di rafforzare le competenze emotive e migliorare la comunicazione familiare. Intervenire precocemente aiuta a prevenire l’aggravarsi del disagio. Se notate cambiamenti che vi preoccupano, potete contattarmi per un primo colloquio conoscitivo a Bari.
Autore: grazioso maria rosaria 25 febbraio 2026
Con la fine di febbraio e l’arrivo di marzo, le giornate si allungano e la primavera si avvicina. Anche a Bari si percepisce un cambiamento nell’aria. Eppure, per molte persone questo periodo può risultare emotivamente complesso. Non è raro avvertire stanchezza mentale, irritabilità, difficoltà di concentrazione o un senso di smarrimento. Il cambio stagione, unito alle aspettative di “ripartenza”, può accentuare uno stato di stress già presente. Cambio stagione e affaticamento emotivo Durante l’inverno il corpo e la mente rallentano. Nel passaggio verso la primavera è richiesto un nuovo adattamento, che può manifestarsi con: stanchezza persistente difficoltà nel sonno nervosismo calo della motivazione Si tratta spesso di segnali di affaticamento emotivo. Quando però persistono nel tempo, è importante non ignorarli. La pressione di “dover ripartire” Marzo è associato a nuovi inizi e maggiore produttività. Se però l’energia reale non coincide con queste aspettative, può emergere frustrazione o senso di inadeguatezza. Pensieri come “dovrei fare di più” o “non posso sentirmi così” aumentano la pressione interna e alimentano lo stress. Riconoscere questa dinamica è il primo passo per interromperla. Quando rivolgersi a uno psicologo a Bari Se la stanchezza emotiva interferisce con la vita quotidiana o con le relazioni, può essere utile un confronto professionale. Presso il mio studio psicologico con sede a Bari, offro uno spazio di ascolto riservato e accogliente, in cui comprendere ciò che sta accadendo e lavorare per ritrovare equilibrio emotivo. Chiedere un supporto psicologico non significa essere deboli, ma prendersi cura di sé con consapevolezza .
AI e psicologia
Autore: grazioso maria rosaria 3 novembre 2025
I rischi e le criticità dell’uso dell’IA in ambito psicologico sono un tema sempre più discusso, soprattutto con la diffusione di chatbot terapeutici, app per la salute mentale e sistemi di supporto psicologico automatizzati.
Autore: grazioso maria rosaria 24 giugno 2025
Negli ultimi anni, l’utilizzo dei social media è diventato parte integrante della vita quotidiana degli adolescenti. Instagram, TikTok, Snapchat e altre piattaforme digitali rappresentano spazi virtuali dove i giovani si esprimono, si informano e costruiscono relazioni. Ma quali sono gli effetti reali dei social media sulla salute mentale degli adolescenti? L’uso dei social media tra gli adolescenti Secondo i dati recenti, oltre l’80% degli adolescenti italiani tra i 12 e i 18 anni utilizza i social media quotidianamente. Il tempo medio trascorso online supera spesso le 3 ore al giorno. I social sono usati per: - Comunicare con amici e coetanei: Uno dei principali benefici dei social network è la possibilità di mantenere e rafforzare le relazioni sociali. Questo può favorire un senso di appartenenza e supporto emotivo, essenziale in una fase delicata della crescita. - Esprimere se stessi: I social media offrono agli adolescenti strumenti per esprimere la propria identità, condividere passioni e sviluppare la creatività. Creare contenuti, partecipare a discussioni o pubblicare foto e video può aiutare i ragazzi a sentirsi valorizzati e più sicuri di sé. - Informarsi su temi di interesse personale: Molti adolescenti utilizzano i social per informarsi e imparare. Esistono profili educativi, divulgatori scientifici e pagine dedicate alla cultura e all’attualità che stimolano la curiosità e favoriscono l'apprendimento informale. Inoltre, l’interazione con coetanei provenienti da contesti diversi può ampliare la visione del mondo e promuovere la tolleranza. - Sviluppare competenze digitali: Navigare nei social aiuta i giovani a sviluppare competenze digitali fondamentali, come la comunicazione online, la gestione dell’identità digitale e il pensiero critico nei confronti delle informazioni. Queste abilità saranno sempre più importanti nel mondo del lavoro e nella vita quotidiana. Ma questo utilizzo così intenso può influenzare profondamente la salute mentale. Effetti sulla salute mentale - Ansia e depressione: numerosi studi dimostrano una correlazione tra uso intensivo dei social media e sintomi di ansia e depressione. Il confronto costante con vite apparentemente perfette può generare insicurezza, inadeguatezza e tristezza. - Disturbi del sonno: l’utilizzo notturno dei dispositivi digitali è associato a una riduzione della qualità del sonno. La luce blu degli schermi e l’iperstimolazione emotiva causata dai contenuti possono alterare il ritmo sonno-veglia. - Dipendenza dai social media: alcuni adolescenti sviluppano una vera e propria dipendenza comportamentale arrivando a sostituire, piuttosto che integrare, le relazioni sociali con i social media. - Cyberbullismo e violenza verbale: il web non è sempre un ambiente sicuro. Molti ragazzi sperimentano forme di bullismo online. Conclusione L’interazione tra adolescenti e social media è complessa e in continua evoluzione. I social possono essere strumenti di crescita, ma anche fonti di stress e malessere psicologico. Andrebbero gestiti in modo consapevole e con il supporto di adulti attenti. Educare i ragazzi a un uso equilibrato e responsabile delle piattaforme digitali è la chiave per trasformarle in uno strumento di crescita personale e sociale. Per promuovere un uso sano dei social media sarebbe opportuno: - insegnare ai ragazzi a riconoscere fake news, contenuti tossici e a rispettare gli altri utenti - stabilire orari precisi per l’uso dei social può aiutare a trovare un equilibrio tra vita digitale e realtà - favorire relazioni “reali” incoraggiando gli adolescenti a coltivare amicizie offline per rafforzare le competenze sociali e ridurre l’isolamento - favorire un dialogo aperto con gli adulti. Genitori, educatori e psicologi dovrebbero creare un clima di ascolto per affrontare dubbi, paure e problemi legati al mondo digitale.
Autore: Grazioso Mariarosaria 21 dicembre 2024
Cos'è e Come Affrontarla La fobia dei ragni, conosciuta anche come aracnofobia, è uno dei disturbi d'ansia più comuni. Si manifesta con una paura irrazionale e intensa nei confronti dei ragni, che può variare da una semplice sensazione di disagio a veri e propri attacchi di panico. Chi soffre di questa fobia tende a evitare luoghi dove potrebbero esserci ragni, come cantine, giardini o anche la propria casa. Cause della Fobia Le cause dell’aracnofobia sono spesso legate a esperienze personali traumatiche, ma possono anche derivare da fattori genetici o evolutivi. In passato, l'istinto di evitare animali potenzialmente pericolosi, come i ragni velenosi, potrebbe aver favorito la sopravvivenza. Oggi, però, la paura dei ragni è per la maggior parte delle persone sproporzionata rispetto al reale pericolo. Sintomi I sintomi della fobia dei ragni includono: · Tachicardia (battito cardiaco accelerato) · Sudorazione eccessiva · Tremori · Difficoltà a respirare · Sensazione di nausea In casi estremi, la paura può portare a crisi di panico. Come Affrontare la Fobia La buona notizia è che l'aracnofobia può essere trattata. Le opzioni terapeutiche includono: 1. Psicoterapia 2. Desensibilizzazione Sistemica : Consiste nell'esposizione graduale ai ragni in modo controllato per ridurre la paura. 3. Tecniche di Rilassamento : Aiutano a gestire l'ansia e lo stress legato alla fobia. Se la paura dei ragni interferisce con la vita quotidiana, è consigliabile rivolgersi a un professionista della salute mentale per una valutazione e un trattamento adeguato.
Autore: Grazioso Mariarosaria 18 agosto 2024
Un primo passo da fare è mettere in pratica alcuni suggerimenti Prima di volare: 1- Conoscere il funzionamento di un aereo ed il lavoro della cabin crew: permette al nostro cervello “razionale” di non allarmarsi 2- Razionalizzare con un mantra: utilizzando la parte razionale ci si ripete frasi del tipo “Volare è il modo più sicuro, le reazioni nel mio corpo sono una normale risposta alla situazione che sto vivendo e posso controllare il mio modo di reagire”. 3- Non lasciarsi impressionare dalle notizie in televisione sui disastri: i dati del sito Aviation Safety Network (Asn) confermano il primato di sicurezza dell’aereo rispetto ad altri mezzi di trasporto. 4- Riposarsi prima di partire: in modo da sentirsi lucido ed efficace nel gestire le proprie reazioni piuttosto che esasperarle per la stanchezza. 5- Imparare le strategia per fronteggiare l’ansia: la visualizzazione (immaginando ogni fase prima del volo e sull’aereo, per almeno due minuti e piu’ volte), le tecniche di rilassamento muscolare (stringi i pugni per sei secondi e poi rilassa le dita ecc…) In aeroporto: 6- Check in: arrivare in anticipo, scegliere un posto vicino al’ ala dell’aereo e scegliere un menu’ leggero 7- Stare in aereo:- Mantenere il corpo rilassato e lo sguardo in alto durante il decollo e l’atterraggio per evitare di provare nausea- Tenere la cintura allacciata – Non bere alcoolici e caffe – Vestirsi a cipolla per la variazione di temperatura 8- Addestrarsi sulle strategie di coping da utilizzare in aereo: - Groungind - Distrazione - Controllo del respiro - Rievocazione: di un momento felice che stimolera’ la produdione di ossitocina che contrastera’ il cortisolo- Non nascondere la paura: parlane con gli altri a ricevi le loro rassicurazioni Rientro a casa: 9- Farsi aiutare: questi suggerimenti da soli non bastano a superare la paura e, per questo, sarebbe opportuno approfondirne le cause profonde con l’aiuto di un bravo psicoterapeuta per arrivare a trovare un giusto equilibrio tra il desiderio di esplorazione e quello di protezione.
Autore: Grazioso Mariarosaria 7 agosto 2024
Circa la meta’ della popolazione ha paura di volare, prova disagio nel non avere i piedi per terra, ansia nel non poter ”controllare” la rotta, angoscia nell’affidarsi ad uno sconosciuto; in tali casi sembra prevalere il bisogno di conservazione e protezione preferendo rimanere all’interno di confini conosciutied attuando comportamenti di evitamento. Per l’essere umano volare non è un comportamento “naturale” e questo provoca una reazione di paura. La paura è un’emozione istintiva, primaria, conservativa, che serve per allertarci di fronte ai pericoli. La parte emotiva del nostro cervello, il sistema limbico, reagisce in modo immediato e inconsapevole di fronte a una minaccia mandando un segnale a tutto il corpo che si “prepara” per difendersi.La parte razionale del nostro cervello,la corteccia prefrontale, valuta la pericolosità di una minaccia, la comprende, le dà un significatoe ci fa decididere consapevolmente come comportarci. Quando ci si allerta troppo spesso, o anche per le cose più semplici, la nostra parte razionale viene ignorata e prevale quella emotiva che ci fa vivere l’ansia e le fobie, tra cui la paura di volare (Aerofobia).Spesso la paura di volare deriva da esperienze traumatiche precedenti, altre volte dalla nostra difficoltà nell’affrontare i cambiamenti, nel e gestire intense emozioni negative. Ogni soggetto ha una sua peculiare reazione: alcuni hanno paura di volare per la paura del vuoto e dell’altezza (Acrofobia), altri per la paura degli spazi chiusi (Claustrofobia), altri ancora soffrono di attacchi di panico. Molto spesso la paura inizia alcuni giorni prima della partenza accrescendo gradualmente lo stato di allarme del corpo che puo’ culminare in ogni fase del volo (check in, decollo, atterraggio) modificando le reazioni del nostro corpo (mani che sudano, muscoli che si irrigidiscono, cuore che battepiu’ forte…)
Autore: Grazioso Mariarosaria 5 agosto 2024
La fobia specifica è una paura, intensa, persistente e duratura, provata per una specifico stimolo trigger (oggetto, animale, luogo, situazione…) , una reazione sproporzionata per qualcosa che non rappresenta una reale minaccia. Il soggetto provando ansia e terrore spropositati nei confronti dello stimolo fobico mettere in atto comportamenti di evitamento delle situazioni nelle quali è probabile incontrare lo stimolo. Nel caso dell’odontofobia questo è rappresentato dalle cure dentistiche che il soggetto tende a rimandare nel tempo aggrappandosi a terapie farmacologiche (antibiotici, antidolorifici) che ritardano la soluzione del problema ; l’esordio di tale fobia è più frequente nell’infanzia. L’ odontofobia è stata riconosciuta dall’Organizazione Mondiale della Sanità come un vero e proprio disturbo, è stata inserita nell’International Classification of Disease (ICD-10) tra le fobie specifiche (OMS, 1996) e riguarderebbe il 15-20% della popolazione. L’equipe odontoiatrica dovrebbe dimostrarsi sensibile e adattare a essi la strategia di trattamento. Importante la prevenzione del dolore e del disagio oltre che il tentativo di stabilire una buona relazione tra il bambino e l’equipe odontoiatrica dall’altra. Conoscere le caratteristiche del bambino con paura del dentista facilita la relazione e il lavoro con lo stesso. Va considerato il comportamento manifesto ma anche la presenza di eventuali problemi fisici, mentali, psicologici e sociali che possono limitare la terapia odontoiatrica. Wright , partendo dal presupposto che la cooperazione sia uno dei fattori principali nella riuscita di un trattamento, distingue tra bambini collaboranti, bambini privi di capacità di collaborazione e quelli potenzialmente collaboranti. Tra i pazienti che non collaborano si trovano i soggetti portatori di specifiche patologie fisiche (patologie cardiocircolatorie, patologie renali, disturbi endocrini, patologie intestinali croniche, allergie, patologie del sistema immunitario, patologie del sangue, patologie della pelle e patologie del sistema neuromuscolare) e/o psicologiche ( disturbi d’ansia e fobie), portatori di handicap (trisomia 21, autismo e ritardo mentale ) e soggetti con odontofobia. Oggi un pedodonzista e i suoi collaboratori devono usare una strategia integrata facendo riferimento a più discipline, per avere una visione più ampia possibile delle problematiche che affrontano. Riveste una certa importanza il riuscire a discriminare in odontoiatria la presenza di psicopatologie nel paziente al fine di decidere se intervenire appoggiandosi a qualcuno maggiormente competente come uno psicologo. Gli obiettivi di un lavoro psicologico in ambito odontoiatrico solitamente si concentrano sui temi del rilassamento, della distrazione, di un miglior rapporto con l’equipe. Per quanto riguarda il tempo , nel caso di un bambino che è alla prima visita, che ha paura del dentista o comunque presenta difficoltà, sarebbe sempre meglio disporre gli appuntamenti in modo tale da garantire al paziente il tempo necessario per comprendere, per adattarsi alla nuova situazione ed evitare l’instaurarsi di ulteriori paure e fobie. L’approccio degli odontoiatri deve essere lento e graduale, indirizzato verso il gioco e la conquista della fiducia del bambino. L’atteggiamento amichevole e positivo, comprensivo e paziente, dovrebbe avere l’effetto di calmare e rassicurare il bambino. Durante la seduta è consigliabile fornire al bambino degli strumenti di controllo sulla situazione come per esempio alzare la mano per chiedere una pausa, strategia che aumenta la collaborazione e permette di ridurre l’ansia. Il condizionamento operante ha effetto in pedodonzia nel modificare i comportamenti, sia per aspetti positivi che per aspetti negativi. Lo stabilirsi di una buona relazione si basa sulle competenze comunicative ( a livello verbale e non verbale) dell’équipe che deve considerare l’età e la maturità del bambino. Bisognerebbe evitare di separare i bambini piccoli dai propri genitori durante la fase iniziale del trattamento, poiché l’ansia per la separazione potrebbe aumentare il loro livello di stress generale e ridurne la capacità di comunicazione. Le diagnosi devono essere fatte con chiarezza e spiegate con termini accessibili, anche in base all’età del paziente. È importante che il bambino abbia alcuni appuntamenti con l’odontoiatra senza provare dolore prima di sperimentare i trattamenti che potrebbero provocare disagio o dolore. Il professionista dovrebbe sempre informare il bambino su ciò che sta per accadergli. Riducendo gli elementi di sorpresa e aumentando la prevedibilità ed il controllo si puo’ ridurre la paura del dentista. . I pazienti sono progressivamente esposti a tecniche e strumenti in grado di provocare ansia potenziale. In tal modo si crea la sensazione di essere capaci ad affrontare questi stimoli. Altra tecnica utilizzata è quella della desensibilizzazione. Sono previsti i passaggi relativi al trattamento a cui si ritiene sottoporre il bambino. Cio’ permette al bambino di avere una conoscenza sostanziale di ciò che sta accadendo, di avvertire una minima stimolazione dolorosa e di acquisire in qualche misura una sensazione di controllo della situazione. Considerati i numerosi casi di pazienti che presentano odontofobia, gli odontoiatri che trattano pazienti in età infantile dovrebbero possedere una adeguata formazione per poterli trattare.
Autore: Grazioso Mariarosaria 4 agosto 2024
Per alcune persone risulta molto difficile interrompere delle relazioni insoddisfacenti e frustranti poiche’ il pensiero di rimanerne privi viene vissuto come qualcosa di gran lunga peggiore. Si tratta di “non poter vivere con” e “non poter vivere senza”: il funzionamento della persona dipende dalla propria relazione affettiva. La dipendenza affettiva fa parte delle “nuove dipendenze”. A partire dagli anni ’70 la dipendenza affettiva è stata definita come un disturbo autonomo, con aspetti comuni a tutte le tipologie di dipendenza e con caratteristiche peculiari relative all’innamoramento ed alla relazione sentimentale. Nelle prime fasi dell’innamoramento, è possibile notare alcuni sintomi presenti nelle dipendenze, sia da sostanze che comportamentali, come per esempio: · euforia, · astinenza, · tolleranza, · dipendenza fisica e psicologica, -ricaduta L’amore, dunque, potrebbe essere paragonato a una sostanza d’abuso che crea dipendenza, che stimola le aree cerebrali legate alla ricompensa, proprio come le droghe, e porvi fine può provocare ansia e depressone. La relazione diventa l’obiettivo e, allo stesso tempo, la ricompensa, consentendo alla persona dipendente di ridurre la sofferenza e sentirsi meglio. I segni e i sintomi della dipendenza affettiva sono molto simili a quelli delle dipendenze comportamentali, e includono · Tolleranza: il bisogno costante di aumentare il tempo da trascorrere con il partner a spese di quello da investitire in attività autonome o in altre relazioni · Astinenza: la comparsa di ansia, panico, depressione, quando il partner è fisicamente o emotivamente distante · Perdita di controllo: la mancanza di consapevolezza rispetto alla propria situazione e di autogestione , alternata a momenti di lucidità accompagnati da vissuti di vergogna e rimorso Tutto cio’ si riflette, nel quotidiano, in una grande varietà di comportamenti e atteggiamenti : · Le emozioni del partner hanno più importanza delle proprie · La stima di sé dipende dall’approvazione dell’altro · Prendere una posizione o una decisione diventa difficoltoso e causa forti sensi di colpa · La paura di essere abbandonati è cosi’ intensa che i vari comportamenti tentano di evitare la solitudine e il rifiuto · Riconoscere ed esprimere i propri pensieri ed emozioni è difficile o spaventoso · La maggior parte del proprio tempo viene impiegato per controllare il partner · Le conseguenze negative che la relazione produce in tutti gli altri ambiti vengono ignorate La dipendenza affettiva è solitamente associata ai seguenti tratti di personalità: · Difficoltà nel prendere decisioni senza chiedere consigli e ricevere rassicurazioni. La mancanza di fiducia nella propria capacità e l’estrema colpevolizzazione in caso di errori errori, rende terrificante la possibilità di sbagliare · Bisogno che altre persone si assumano la responsabilità di ambiti importanti della propria vita. · Difficoltà nell’essere in disaccordo con gli altri. · Difficoltà nel portare a termine progetti o attività in autonomia. Per evitare agli occhi degli altri un eventuale fallimento percepito come inevitabile. · Emozioni negative al pensiero di poter rimanere da soli · Assumersi sempre la responsabilità di situazioni negative, anche quando non corrisponde al vero. · Incapacità di creare o difendere i propri confini L’associazione americana Dipendenti affettivi anonimi (Love Addicted Anonymous) ha delineato alcuni profili tipici: · Dipendente affettivo ossessivo. Non riesce a distaccarsi dalla propria relazione, anche se il partner non è emotivamente o sessualmente disponibile · Dipendente affettivo codipendente. Soffre di mancanza di autostima e cerca, con ogni mezzo, di trattenere con sé la persona da cui dipende facendo qualsiasi cosa per “prendersi cura” del proprio partner, nella speranza che, un giorno, venga ricambiato. · Dipendente dalla relazione. Pur non essendo più innamorato del partner, non riesce a lasciarlo; è estremamente infelice e spaventato dal cambiamento e dalla possibilità di rimanere da soli. · Dipendente affettivo narcisista. Usa la seduzione e la dominazione per controllare il proprio partner. Dinanzi alla minaccia di un abbandono, cerca con ogni mezzo di mantenere la relazione, fino ad arrivare alla violenza. · Dipendente affettivo ambivalente. Soffre di un disturbo di personalita’ evitante, che implica una ricerca estenuante dell’amore accompagnata dalla paura’ dell’intimità. · Seduttore rifiutante. Ricerca un partner per ottenere affetto, compagnia o sesso per poi, quando si sente insicuro, rifiutarlo, in un ciclo continuo di disponibilità e indisponibilità. · Dipendente romantico. La dipendenza, in questo caso, riguarda partner multipli. Instaurano legami con tutti i loro partner, in gradi diversi, anche se le relazioni sono di breve durata o si sviluppano contemporaneamente. Il superamento di tali difficolta’ è un processo complesso che può richiedere del tempo e necessita’ del riconoscimento della problematica, della consapevolezza delle conseguenze che ha avuto sulla propria vita e su quelle che potrebbe avere in futuro e della motivazione ad intraprendere un processo di cambiamento attraverso un percorso di psicoterapia.
Autore: grazioso maria rosaria 25 luglio 2024
Nel precedente post abbiamo visto come Inside Out non sia semplicemente un film d'animazione. In questo video vediamo come anche il sequel (Inside Out 2) sia un film "neurologicamente corretto". Ogni emozione ha il suo senso, ogni scena ha significato e spiega per bene un paio di concetti di psichiatria.
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